7 pezzi che si comprano una volta sola (Vol. 3)

Arriva un punto in cui il pezzo che hai non ha più niente da darti, e quello che verrebbe dopo costa come tutto il resto messo insieme. Si compra una volta, e quella volta deve essere quella giusta.

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I primi due episodi guardavano la prima postazione e poi il momento in cui comincia a stringere. Questo guarda la parte che costa: quando una spesa grande è giustificata da qualcosa di misurabile, e quando invece stai comprando un margine che non userai.

La differenza fra le due cose, a questo livello, vale quanto tutto il resto. Un numero dichiarato dal produttore — decibel di rumore proprio, gigabyte al secondo di banda, gamma dinamica in uscita — si può confrontare. Una promessa commerciale no.

Non è una classifica: sono sette oggetti diversi, ognuno per un problema diverso.

Interfaccia audio

1. MOTU UltraLite-mk5

Per chi è: Chi ha una postazione cresciuta intorno a un'interfaccia diventata il collo di bottiglia e vuole poter aggiungere canali senza ricomprare tutto.

Il numero da guardare non è quello stampato sulla scatola: è l'espandibilità ottica insieme alla latenza andata e ritorno misurata. Ingresso e uscita ADAT vogliono dire che quando servono otto canali in più si aggiunge un convertitore esterno e l'interfaccia resta questa. È il motivo per cui una scheda del genere sopravvive a due cambi di computer, che a questa fascia è il vero criterio.

Settantaquattro decibel di guadagno con un rumore equivalente dichiarato a meno centoventinove dBu: un dinamico o un nastro a uscita bassa arrivano a livello e il fruscio resta sotto quello che si sente. Il mixer interno continua a funzionare senza computer, quindi la postazione suona anche quando il computer è spento.

Il compromesso: due soli preamplificatori microfonici su diciotto ingressi. Chi ne vuole quattro senza aggiungere niente sta guardando un'altra scheda — qui i microfoni in più passano dall'ottico. E il mixer si governa da un'applicazione: le prime sessioni si passano a capire dove stanno le mandate.

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Microfono a condensatore

2. Neumann TLM 102

Per chi è: Chi ha una voce che vale la pena tenere e vuole un microfono che non aggiunge né una firma sua né fruscio suo.

A questa fascia il microfono smette di essere l'anello debole: lo diventa la stanza. Va detto prima del prodotto, altrimenti l'acquisto promette una cosa che non può mantenere da solo.

Dodici decibel-A di rumore proprio è il numero che conta: nelle code delle parole e nei silenzi fra una frase e l'altra non entra il fruscio che poi non si toglie più. Centoquarantaquattro decibel di pressione massima vogliono dire che lo stesso microfono regge davanti a un amplificatore di chitarra, non solo davanti a una voce. L'antipop è dentro la griglia, quindi la esse e la pi si gestiscono senza il filtro a telaio che sta fra te e il microfono e ti fa sbagliare distanza.

Il compromesso: cardioide fisso, senza attenuatore e senza filtro passa-alto. Chi vuole riprendere due voci sullo stesso microfono sta cercando un multipattern.

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Cuffie aperte

3. beyerdynamic DT 1990 PRO MKII

Per chi è: Chi passa ore a mixare in cuffia e ha già un paio chiuso per le riprese.

Chiuse per registrare, aperte per mixare: la prima postazione risolve la prima casella, questa è la seconda. Tenere un paio solo risolve un problema e ne apre un altro.

Trenta ohm di impedenza vogliono dire che arrivano a livello anche dall'uscita cuffie di un'interfaccia o di un portatile: l'amplificatore dedicato non è più la condizione per usarle. Il cavo è staccabile con mini XLR e ce ne sono due in dotazione — il pezzo che si rompe per primo in un paio di cuffie da lavoro è quello che si sostituisce da solo.

Il compromesso è nella parola aperte: il suono esce e i rumori entrano, quindi con queste non si registra vicino a un microfono. Trecentosettantasei grammi e una pressione decisa sulla testa: sono cuffie da sessione di lavoro, e la prima settimana sembrano peggio di quelle di prima.

Vedi su AmazonCapitolo del video 8:38

Monitor da studio

4. Neumann KH 120 II

Per chi è: Chi rifà i mix dopo averli ascoltati su un impianto serio e vuole una coppia che diventi il riferimento.

La calibrazione MA 1 misura la stanza con un microfono e corregge la risposta: è la funzione che rende confrontabile quello che senti con quello che sentirà chi ascolta altrove. Quarantaquattro hertz dichiarati a più o meno tre decibel da un cabinet piccolo vogliono dire che il basso si legge anche dove non entrerebbe un monitor grande.

Il rischio di questa funzione è crederci troppo: corregge il tempo, non i modi. La stanza va trattata lo stesso, e un monitor calibrato in un angolo resta un monitor in un angolo.

Due verifiche da fare prima del carrello: il sistema di calibrazione e il suo microfono di misura non sono nella scatola, e si vende al pezzo e non in coppia. Sulla scheda va controllato se il prezzo è per uno o per due.

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Computer

5. Apple MacBook Pro 16 M5 Max

Per chi è: Chi apre il progetto grande e deve congelare le tracce per poterci lavorare.

Il chip Max non serve per la potenza pura: serve per la banda di memoria e per la memoria unificata, cioè per quanto materiale resta aperto insieme. Quattrocentosessanta gigabyte al secondo è il numero che decide quante tracce e quanti strumenti campionati stanno aperti prima di dover congelare qualcosa.

Trentasei gigabyte di memoria unificata, condivisa fra processore e grafica, vogliono dire librerie che restano caricate invece di essere caricate e scaricate a ogni cambio di progetto. Due terabyte a stato solido tengono i campioni sul disco interno, non su un disco esterno da collegare prima di aprire la sessione.

Questa è la configurazione a trentadue core di grafica e trentasei gigabyte: quella a listino cambia spesso, quindi la scheda va controllata prima di ordinare. La memoria è saldata e la scelta si fa una volta sola. Ed è la casella dove la spesa o si giustifica da sola o non si giustifica per niente: chi apre progetti che il computer di adesso regge sta comprando un margine che non userà.

Vedi su AmazonCapitolo del video 13:54

Controller da monitoraggio

6. Palmer Monicon XL

Per chi è: Chi passa dal software ogni volta che cambia fra cuffie, monitor e ascolto in mono.

La somma in mono è il controllo che scopre le fasi invertite, e qui c'è anche il correlatore che la misura mentre la musica suona: la compatibilità si legge su un indicatore invece di scoprirla quando il pezzo esce dal telefono di qualcun altro.

Tre coppie di casse, ognuna con la sua taratura: il confronto fra due o tre sistemi di ascolto avviene a volume pareggiato, che è la sola condizione in cui il confronto vuol dire qualcosa. Due uscite cuffie e un microfono di talkback: chi registra un'altra persona le parla senza togliersi le cuffie e senza passare dal software.

Due cose da sapere: è tutto analogico tranne un ingresso, quindi chi cerca un convertitore USB dentro il controller sta guardando un'altra scatola. Ed è il pezzo più difficile da trovare fra i sette — la disponibilità va controllata prima di contarci.

Vedi su AmazonCapitolo del video 16:19

Libro

7. Modern Recording Techniques

Per chi è: Chi ha appena cambiato fascia e si accorge che il metodo di prima non regge più.

È un riferimento da scaffale, non un libro da leggere di fila: si apre al capitolo che serve, quando serve. Seicentottanta pagine organizzate per argomento, nella decima edizione.

Copre l'acustica della stanza insieme alla ripresa e al mix, ed è il collegamento che manca quando l'attrezzatura è buona e il risultato no — cioè esattamente il muro di questo episodio, che nessuno dei sei acquisti sopra risolve da solo.

È in inglese e usa il lessico tecnico del settore: chi cerca una lettura scorrevole in italiano parte svantaggiato.

Vedi su AmazonCapitolo del video 18:42

Scritto da me

Linux per la Produzione Musicale — Chi la postazione la monta su Linux.

Dichiarazione: questo libro l'ho scritto io.

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Domande frequenti

Cosa vuol dire che un'interfaccia sopravvive a due cambi di computer?

Che quando servono più canali non si ricompra la scheda: si aggiunge un convertitore sull'ingresso ottico e l'interfaccia resta quella. È la differenza fra una scheda che si sostituisce fra tre anni e una che resta il centro della postazione mentre intorno cambia tutto.

A questa fascia conviene prima il microfono o la stanza?

La stanza. Un microfono da questa fascia in un ambiente non trattato dà quello che dà un microfono di metà fascia: la differenza si sente solo dopo aver sistemato le prime riflessioni. È il motivo per cui va detto prima del prodotto e non dopo.

La calibrazione automatica dei monitor sostituisce il trattamento acustico?

No. Corregge il tempo, non i modi: la risposta in frequenza si aggiusta, ma le risonanze della stanza e le riflessioni precoci restano. Serve a rendere confrontabile il tuo ascolto con quello di altrove, non a trasformare una stanza qualunque in una sala di regia.

Quanta memoria serve davvero per produrre musica?

Dipende da quanto materiale deve stare aperto insieme, non dal numero in sé. Il segnale che ne serve di più è uno solo: dover congelare tracce per poter continuare a lavorare. Chi non lo fa mai sta comprando un margine che non userà, e a questa fascia quel margine costa quanto tutto il resto.

In chiusura

Questa è la fascia in cui si smette di cambiare, ed è anche quella in cui è più facile spendere male. Il criterio non è il prezzo: è se esiste un numero dichiarato — rumore proprio, banda di memoria, gamma dinamica — che spiega cosa stai comprando. Dove quel numero non c'è, quasi sempre non c'è nemmeno il salto.

Il video con tutti e sette, con i tempi dei capitoli, è sul canale.

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