7 pezzi che funzionano su Linux (senza driver proprietari)

Su Linux il problema non è quasi mai la potenza del computer: è che a metà catena qualcosa non viene riconosciuto, e non si capisce cosa.

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Il momento in cui ci si arrende a Linux per l'audio è quasi sempre lo stesso: il sistema parte, la DAW si apre, e poi un pezzo della catena non si vede. Non dà errore, non lampeggia niente. Semplicemente non c'è. E siccome non c'è un pannello del produttore che dica cosa manca, si finisce a provare configurazioni a caso per settimane.

La via d'uscita non è cambiare distribuzione: è comprare pezzi che non chiedono niente al sistema. Un dispositivo class-compliant si presenta al kernel con un profilo standard, e Linux lo gestisce con il driver generico che ha già dentro. Niente pacchetti da cercare, niente versioni del kernel da inseguire.

Questi sette non sono una classifica. Sono sette oggetti diversi, ognuno per un problema diverso: chi ne ha già risolto uno passa al capitolo dopo.

Interfaccia audio

1. Focusrite Scarlett 2i2

Per chi è: Chi registra una voce e una chitarra alla volta e non vuole ricomprare la scheda fra un anno.

È la scheda che si trova usata ovunque, e questo su Linux è un vantaggio pratico: ogni problema che può dare l'ha già avuto qualcun altro, ed è scritto da qualche parte. Si collega in USB, viene vista come dispositivo audio standard e compare nella lista degli ingressi senza che si installi niente.

La generazione va confermata sulla scheda Amazon al momento dell'acquisto: fra una e l'altra cambiano convertitori e guadagno dei preamplificatori, non la compatibilità Linux, che regge su tutte. Due ingressi combo XLR/jack, alimentazione phantom a 48 V per i microfoni a condensatore e monitoraggio diretto per cantare senza sentire il proprio ritardo.

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Microfono dinamico

2. Shure SM57

Per chi è: Chi vuole registrare l'amplificatore o il rullante e cerca il microfono che non si romperà.

È il microfono con cui è stata registrata una parte enorme della musica che ascolti, e costa quanto un cavo decente. Lo si scopre tardi perché nessuno lo pubblicizza.

Per una postazione Linux ha un vantaggio in più rispetto a un condensatore: essendo dinamico non ha bisogno di alimentazione phantom, quindi funziona anche collegato a un preamplificatore minimo o a un mixer di passaggio. E in una stanza non trattata sente molto meno di quello che c'è intorno, che è il problema numero uno delle prime registrazioni in casa.

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Controller MIDI

3. Akai Professional MPK Mini MK3

Per chi è: Chi produce al computer e ha bisogno di suonare le parti invece di disegnarle col mouse.

Il MIDI via USB è la parte di catena che su Linux dà meno problemi in assoluto: la classe USB-MIDI è standard, il kernel la gestisce da anni, e il controller compare nella DAW appena collegato.

Venticinque tasti e otto pad bastano per suonare accordi, linee di basso e parti di batteria senza occupare mezza scrivania. I banchi di knob si mappano nella DAW e restano mappati: non serve il software del produttore, che su Linux non esisterebbe comunque.

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Cuffie chiuse

4. beyerdynamic DT 770 PRO

Per chi è: Chi mixa e registra in una stanza dove non può alzare il volume.

Le cuffie sono l'unico pezzo della catena che non ha niente a che vedere con il sistema operativo: nessun driver, nessuna compatibilità da verificare. Contano la tenuta sulla testa dopo tre ore e la possibilità di cambiare i cuscinetti invece di buttarle.

L'impedenza da scegliere dipende da cosa le piloterà, ed è il dettaglio che si sbaglia più spesso: con una scheda audio USB da scrivania, 80 ohm è la scelta sicura. La versione da 250 ohm suona meglio ma vuole un amplificatore vero, e collegata all'uscita di un portatile resta indietro di volume.

Vedi su AmazonCapitolo del video 11:39

Monitor da studio

5. YAMAHA HS5

Per chi è: Chi ha una stanza in cui può alzare il volume e vuole smettere di mixare in cuffia.

Il passaggio dalla cuffia ai monitor è il momento in cui i mix smettono di suonare bene solo a chi li ha fatti. Un monitor attivo si collega all'uscita bilanciata dell'interfaccia e basta: è hardware analogico, il sistema operativo non lo vede nemmeno.

Vanno posizionati prima di essere giudicati. All'altezza dell'orecchio, alla stessa distanza da chi ascolta, staccati dal muro: un monitor buono messo in un angolo suona come un monitor cattivo, e nessun plugin di correzione recupera quello che sbaglia la stanza.

Vedi su AmazonCapitolo del video 14:17

Interfaccia di fascia alta

6. RME Babyface Pro FS

Per chi è: Chi ha smesso di voler capire perché il routing si è rotto e vuole che stia nell'hardware.

Su Linux il valore di questa scheda non sono i convertitori: è dove sta il mixer. Il routing vive dentro il dispositivo, esiste anche prima che il sistema sia configurato e non cambia quando cambia il server audio.

È l'opposto esatto del problema che JACK e PipeWire chiedono di risolvere ogni volta. Con la modalità class-compliant la scheda viene riconosciuta senza driver; quello che si è impostato nell'hardware resta impostato anche riavviando su un'altra distribuzione.

Vedi su AmazonCapitolo del video 17:12

Libro

7. Linux per la Produzione Musicale

Per chi è: Chi ha l'hardware giusto e deve far dialogare Linux con la propria scheda audio senza procedere per tentativi.

Comprare pezzi compatibili risolve metà del problema. L'altra metà è il sistema: quale server audio usare, come si imposta la latenza, cosa fare quando compaiono gli xrun, dove guardare quando un plugin non parte.

È il libro 1 di 3 della serie Linux Audio Pro: gli altri due sono lo stesso testo in inglese e in spagnolo. Dichiarazione: questo prodotto l'ho scritto io.

Vedi su AmazonCapitolo del video 20:07

Domande frequenti

Cosa vuol dire che un dispositivo è class-compliant?

Che si presenta al computer con un profilo standard (USB Audio o USB MIDI) invece che con un protocollo proprietario. Linux ha già il driver generico nel kernel, quindi il dispositivo compare appena collegato: non c'è niente da installare e niente da aggiornare quando cambia la versione del kernel.

Servono driver per usare una scheda audio USB su Linux?

Per una scheda class-compliant no. Il problema tipico non è il driver ma il routing: la scheda c'è, ma la DAW sta ascoltando un altro dispositivo. Prima di cercare driver conviene controllare quale ingresso è selezionato nel server audio.

DT 770 PRO: 80 o 250 ohm?

Con una scheda audio USB da scrivania, 80 ohm. La versione da 250 ohm chiede un amplificatore per cuffie dedicato: collegata all'uscita di un portatile o di un'interfaccia d'ingresso resta indietro di volume e sembra sbilanciata sui bassi.

Meglio JACK o PipeWire per registrare?

Su una distribuzione recente si parte da PipeWire, che parla sia con le applicazioni normali sia con quelle scritte per JACK. Si passa a JACK puro solo se si ha una catena già costruita intorno a lui. In entrambi i casi la scelta dell'hardware viene prima: se il dispositivo non è riconosciuto, nessuno dei due la risolve.

In chiusura

L'ordine non è casuale: interfaccia, microfono, controller, cuffie, monitor. Ogni pezzo risolve una casella della catena, e finché una casella è vuota gli altri sei non si sentono. Chi parte da zero compra le prime due e registra; il resto arriva quando il limite si sente davvero.

Il video con tutti e sette, provati e spiegati uno per uno, è sul canale.

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